Articolo aggiornato al 28 agosto 2026.
L’imposta di successione non si calcola sull’intera eredità in modo indistinto. Occorre ricostruire l’attivo netto, individuare la quota di ciascun beneficiario, applicare franchigia e aliquota in base al rapporto di parentela e distinguere l’imposta di successione dalle imposte ipotecaria e catastale sugli immobili.
Perché il calcolo crea tanti errori
Quando si parla di imposta di successione, l’errore più frequente è cercare una percentuale unica da applicare a tutto il patrimonio lasciato dal defunto. In realtà il calcolo è personale: dipende dalla quota attribuita a ciascun erede o legatario e dal rapporto che quel beneficiario aveva con la persona deceduta.
Due successioni con lo stesso valore complessivo possono produrre imposte completamente diverse. Se ereditano il coniuge e i figli, le franchigie possono assorbire interamente l’imposta principale. Se invece eredita un convivente non unito civilmente, oppure un soggetto estraneo alla famiglia, la franchigia può mancare e l’aliquota può arrivare all’8%. Se ci sono immobili, poi, entrano in gioco anche imposta ipotecaria e catastale, che seguono regole diverse.
Dal 2025 il sistema è diventato ancora più delicato perché, per effetto della riforma attuata dal D.Lgs. 139/2024, l’imposta di successione è oggetto di autoliquidazione da parte del contribuente, con pagamento entro il termine previsto dalla disciplina applicabile. Questo non trasforma la successione in un semplice adempimento automatico: rende ancora più importante verificare bene beni, debiti, quote, donazioni pregresse e agevolazioni.
I quattro passaggi dell’imposta di successione
Il calcolo corretto parte dal patrimonio, ma arriva al singolo beneficiario. La franchigia non si applica al patrimonio in blocco: si verifica sulla quota di ciascuno.
Beni meno passività
Si sommano beni immobili, denaro, titoli, partecipazioni e altri diritti, poi si sottraggono le passività deducibili documentate.
Quanto spetta a ciascuno
La quota dipende da legge, testamento, rinunce, legittima e attribuzioni specifiche. Non sempre coincide con una divisione semplice.
Rapporto con il defunto
Coniuge e figli, fratelli, altri parenti e soggetti estranei hanno franchigie e aliquote diverse.
Aliquote e franchigie vigenti nel 2026
Le aliquote principali sono quelle indicate dalla disciplina dell’imposta sulle successioni e donazioni e riepilogate dall’Agenzia delle Entrate. Per coniuge, unito civilmente e parenti in linea retta si applica il 4% sulla parte della quota che eccede 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario. Per fratelli e sorelle si applica il 6% sulla parte eccedente 100.000 euro per ciascun beneficiario. Per altri parenti fino al quarto grado e affini nei limiti previsti si applica il 6% senza franchigia ordinaria. Per gli altri soggetti si applica l’8%.
Per il beneficiario con handicap riconosciuto grave ai sensi della legge 104/1992 opera una franchigia più elevata, pari a 1.500.000 euro. Questa franchigia speciale va gestita con attenzione, perché richiede la documentazione sanitaria e amministrativa idonea e non elimina gli altri profili della successione.
| Beneficiario | Franchigia | Aliquota |
|---|---|---|
| Coniuge, unito civilmente, figli, genitori e linea retta | 1.000.000 euro per beneficiario | 4% sull’eccedenza |
| Fratelli e sorelle | 100.000 euro per beneficiario | 6% sull’eccedenza |
| Altri parenti fino al quarto grado e affini previsti | Nessuna franchigia ordinaria | 6% |
| Altri soggetti, compresi conviventi non uniti civilmente | Nessuna franchigia ordinaria | 8% |
| Beneficiario con handicap grave | 1.500.000 euro | Aliquota secondo il rapporto |
Esempio 1: coniuge e due figli
Immaginiamo una successione con attivo netto di 900.000 euro, senza testamento, in cui ereditano coniuge e due figli. In una ricostruzione ordinaria la quota del coniuge è pari a un terzo e ciascun figlio riceve un terzo. Ogni quota vale quindi 300.000 euro.
Poiché coniuge e figli hanno una franchigia di 1.000.000 di euro ciascuno, nessuna delle tre quote supera la franchigia. L’imposta di successione principale è quindi pari a zero. Questo non significa che la pratica sia gratuita: se nell’attivo ci sono immobili, possono essere dovute imposta ipotecaria, imposta catastale, tributi speciali, bollo e altri costi collegati agli adempimenti.
| Beneficiario | Quota | Franchigia | Imposta principale |
|---|---|---|---|
| Coniuge | 300.000 euro | 1.000.000 euro | 0 euro |
| Figlio 1 | 300.000 euro | 1.000.000 euro | 0 euro |
| Figlio 2 | 300.000 euro | 1.000.000 euro | 0 euro |
Esempio 2: un figlio eredita una quota superiore alla franchigia
Se un figlio riceve una quota ereditaria di 1.300.000 euro, la franchigia di 1.000.000 euro copre la prima parte della quota. L’imposta si calcola soltanto sui 300.000 euro eccedenti. Con aliquota al 4%, l’imposta principale è pari a 12.000 euro.
Il passaggio è importante perché spesso si teme che il 4% colpisca tutto il valore ricevuto. Non è così: per coniuge e linea retta il 4% si applica solo sulla parte che supera la franchigia. In questo esempio, quindi, non si paga il 4% su 1.300.000 euro, ma il 4% su 300.000 euro.
Quota ricevuta 1.300.000 euro – franchigia 1.000.000 euro = imponibile 300.000 euro. Imposta: 300.000 × 4% = 12.000 euro.
Esempio 3: fratello o sorella
Se eredita una sorella e la sua quota vale 180.000 euro, la franchigia ordinaria è di 100.000 euro. L’imponibile è quindi 80.000 euro. Applicando l’aliquota del 6%, l’imposta principale è pari a 4.800 euro.
La differenza rispetto ai figli è evidente: la franchigia è molto più bassa. Per questo, nelle successioni tra fratelli, occorre prestare particolare attenzione al valore reale dei beni, alle passività documentabili e all’eventuale presenza di donazioni o attribuzioni precedenti.
Esempio 4: convivente non unito civilmente
Il convivente di fatto non è equiparato al coniuge ai fini successori e fiscali, salvo strumenti giuridici specifici e valutazioni che devono essere fatte prima. Se riceve per testamento un legato o una quota di 150.000 euro e non rientra in un rapporto parentale agevolato, l’aliquota può essere dell’8% senza franchigia. L’imposta principale sarebbe quindi pari a 12.000 euro.
Questo è uno dei casi in cui pianificazione e consulenza preventiva possono fare la differenza. Non si tratta solo di imposte: occorre verificare legittimari, quote riservate, forma del testamento, eventuali azioni di riduzione e compatibilità con la complessiva situazione familiare.
Esempio 5: immobili e agevolazione prima casa
La presenza di immobili aggiunge un secondo livello di calcolo. L’imposta di successione principale segue aliquote e franchigie appena viste; le imposte ipotecaria e catastale riguardano invece gli immobili trasferiti. In linea generale, se non ricorrono agevolazioni, l’imposta ipotecaria è pari al 2% e l’imposta catastale all’1% del valore catastale. Se ricorrono i presupposti dell’agevolazione prima casa in capo ad almeno un beneficiario, le due imposte possono essere dovute in misura fissa, pari a 200 euro ciascuna.
Esempio: immobile con valore catastale di 200.000 euro. Senza agevolazione, imposta ipotecaria 4.000 euro e catastale 2.000 euro, per un totale di 6.000 euro, oltre agli altri tributi dovuti. Con agevolazione prima casa, in presenza dei requisiti, l’importo può scendere a 400 euro complessivi per ipotecaria e catastale. La differenza è notevole e spiega perché i requisiti vanno controllati prima dell’invio della dichiarazione.
Le passività: cosa può ridurre l’attivo
Prima di applicare quote, franchigie e aliquote bisogna determinare l’attivo netto. Possono incidere debiti del defunto, mutui, spese funerarie nei limiti previsti, passività documentate e altri oneri deducibili secondo la normativa. Non basta indicare genericamente che il defunto aveva debiti: servono documenti, causali, contratti, quietanze e prova dell’esistenza della passività alla data di apertura della successione.
Questa fase è spesso trascurata. In realtà può cambiare il risultato fiscale e, soprattutto, può incidere sulle scelte degli eredi. Quando l’eredità contiene debiti rilevanti, prima di presentare la dichiarazione o compiere atti dispositivi è opportuno valutare accettazione pura e semplice, accettazione con beneficio d’inventario o rinuncia.
Donazioni precedenti: perché vanno considerate
Le donazioni ricevute in vita possono incidere su più piani. Sul piano fiscale possono rilevare per il rapporto con franchigie e precedenti attribuzioni; sul piano civile possono incidere su collazione, riduzione e divisione ereditaria. Anche quando il saldo del conto o il valore dichiarato sembra semplice, occorre chiedersi se vi siano stati trasferimenti precedenti, immobili donati, bonifici importanti, cointestazioni o liberalità indirette.
Il calcolo dell’imposta, quindi, non deve essere separato dalla ricostruzione giuridica della successione. Una dichiarazione formalmente presentata può non risolvere il problema se tra gli eredi esistono contestazioni su donazioni, quote di legittima o beni usciti dal patrimonio prima del decesso.
Dichiarazione e pagamento nel 2026
La dichiarazione di successione deve essere presentata, in via ordinaria, entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide normalmente con la data del decesso. Devono presentarla gli eredi, i chiamati all’eredità, i legatari e gli altri soggetti obbligati secondo la disciplina fiscale.
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la riforma ha introdotto il meccanismo dell’autoliquidazione dell’imposta di successione. L’Agenzia delle Entrate indica che l’imposta autoliquidata deve essere corrisposta entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione. Restano i controlli dell’amministrazione finanziaria e la possibilità di rettifiche quando i valori o i presupposti dichiarati non risultano corretti.
Errori frequenti da evitare
- Applicare l’aliquota all’intero patrimonio invece che alla quota del singolo beneficiario.
- Applicare una sola franchigia all’intera successione, invece di verificare la franchigia per ciascun erede o legatario.
- Dimenticare le imposte ipotecaria e catastale quando ci sono immobili.
- Considerare automaticamente il convivente come coniuge: fiscalmente e civilisticamente non è la stessa cosa.
- Non verificare i requisiti dell’agevolazione prima casa prima dell’invio della dichiarazione.
- Trascurare debiti, mutui, spese documentabili e passività deducibili.
- Ignorare donazioni, cointestazioni e bonifici effettuati prima della morte.
- Usare il calcolatore come se fosse una liquidazione ufficiale, senza controllare documenti e quote.
Come usare il calcolatore dello Studio
Il calcolatore dell’imposta di successione consente di simulare, in modo informativo, attivo, passività, quota, rapporto di parentela, franchigia, immobili, donazioni pregresse e agevolazione prima casa. È utile per farsi un’idea iniziale dell’ordine di grandezza, ma non sostituisce la verifica professionale.
Per usarlo correttamente, conviene ragionare per beneficiario. Prima si ricostruisce il valore netto dell’eredità, poi si indica la quota spettante al singolo erede o legatario, quindi si seleziona il rapporto di parentela. Se ci sono immobili, bisogna inserire il valore catastale e verificare se ricorrono i presupposti della prima casa. Se ci sono donazioni o beneficiario con disabilità grave, il dato va inserito con prudenza e poi controllato sui documenti.
Domande frequenti
La franchigia si applica a tutta l’eredità o a ciascun erede?
La franchigia si verifica rispetto alla quota spettante a ciascun beneficiario, in base al rapporto con il defunto. Per questo una successione con più figli può non generare imposta principale anche se il patrimonio complessivo è rilevante.
Se non si paga imposta di successione, la dichiarazione va comunque presentata?
In molti casi sì, soprattutto quando nell’eredità ci sono immobili o diritti reali immobiliari. L’assenza di imposta principale non coincide automaticamente con assenza di adempimenti.
Le imposte ipotecaria e catastale sono la stessa cosa dell’imposta di successione?
No. L’imposta di successione riguarda il trasferimento ereditario secondo quota, franchigia e aliquota. Le imposte ipotecaria e catastale riguardano gli immobili e seguono regole proprie, anche in relazione all’agevolazione prima casa.
Il convivente ha la franchigia da un milione di euro?
No, il convivente di fatto non è equiparato al coniuge o all’unito civilmente. Se riceve beni per testamento, il trattamento fiscale va verificato con attenzione e può essere molto diverso da quello del coniuge.
Il calcolatore basta per presentare la successione?
No. Il calcolatore è uno strumento informativo. La dichiarazione richiede documenti, valori, quote, eventuali agevolazioni, verifica di donazioni e controllo delle passività. Per una pratica corretta serve l’esame del caso concreto.
Serve calcolare o verificare una successione?
Lo Studio Legale Lanotte & Partners assiste eredi, chiamati all’eredità e legatari nella ricostruzione dell’asse ereditario, nella verifica di quote, donazioni, immobili, debiti e nella gestione delle controversie tra coeredi. Può consultare l’area dedicata alle successioni ereditarie, usare il calcolatore informativo dell’imposta di successione oppure richiedere un appuntamento per l’esame dei documenti.
Fonti essenziali. D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346; D.L. 262/2006, art. 2, commi 48 e 49; D.Lgs. 139/2024; circolare Agenzia delle Entrate 16 aprile 2025, n. 3/E; schede Agenzia delle Entrate su imposta di successione, aliquote, franchigie, dichiarazione e pagamento; normativa sull’agevolazione prima casa per imposte ipotecaria e catastale.
Il contenuto è esclusivamente informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale, dichiarazione di successione, liquidazione ufficiale o preventivo. Aliquote, franchigie, agevolazioni, quote ereditarie, donazioni pregresse e passività devono essere verificati sulla documentazione concreta.