(Cassazione Civile, Sez. I, n. 6532 del 2025): verso l’equilibrio paritetico nella gestione familiare

Negli ultimi anni, uno dei temi più dibattuti nell’ambito del diritto di famiglia riguarda l’affido alternato o paritetico dei figli nelle separazioni e nei divorzi. Nonostante i passi avanti compiuti dalla società verso una più equa distribuzione dei ruoli familiari, persiste ancora oggi una resistenza culturale che tende a identificare la cura dei figli come responsabilità prevalentemente materna. Tuttavia, tale concezione appare ormai superata da una nuova visione giuridica e sociale più equilibrata e rispondente alle esigenze effettive dei minori.

La recente sentenza (Cassazione Civile, Sez. I, n. 6532 del 2025) ha chiaramente stabilito che l’affido alternato rappresenta un modello di affidamento da incoraggiare, poiché permette di immergere pienamente ciascun genitore nella vita quotidiana del figlio, garantendo una migliore stabilità emotiva e pratica per il minore stesso.

L’affido alternato, in sostanza, prevede che il figlio trascorra periodi equamente divisi tra entrambi i genitori, come settimane alternate o quindicine. Questo modello supera le difficoltà tipiche del tradizionale affidamento condiviso, che spesso genera uno “spezzettamento” eccessivo degli orari di visita, con il minore costretto a cambiare continuamente ambiente domestico nell’arco della stessa giornata o del weekend, causando maggiore stress rispetto a una routine più regolare e prevedibile.

Occorre precisare che adottare l’affido alternato non significa imporre rigidamente una divisione del tempo al 50% in ogni situazione, ma implica una flessibilità che tenga conto delle specifiche esigenze del bambino e delle circostanze concrete delle famiglie coinvolte. La priorità resta sempre il benessere psico-fisico del minore, garantito attraverso un’organizzazione chiara e stabile, supportata da un serio e responsabile piano genitoriale.

Proprio il piano genitoriale rappresenta uno strumento fondamentale, non una mera formalità burocratica, bensì uno strumento utile per organizzare concretamente la vita familiare post-separazione. Quando ben elaborato e rispettato, il piano consente al minore di adattarsi serenamente ai cambiamenti, beneficiando della presenza equilibrata e costante di entrambi i genitori.

Inoltre, non bisogna temere che l’affido alternato generi instabilità nei bambini. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i minori dimostrano una notevole elasticità mentale, spesso superiore a quella degli adulti, riuscendo con facilità ad adattarsi a nuove abitudini e contesti familiari diversi.

È fondamentale, però, che l’affido alternato sia accompagnato da una cultura della separazione mite, che eviti conflitti dannosi e promuova comportamenti responsabili e collaborativi tra i genitori. Solo attraverso la diffusione di questo modello culturale sarà possibile consolidare l’affidamento alternato come prassi abituale nelle decisioni giudiziarie, favorendo l’interesse dei figli e sostenendo relazioni familiari più equilibrate e serene.

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